L’inondazione artificiale del Vercellese del 1859

Nel corso della Seconda Guerra d’Indipendenza italiana, la pianura vercellese fu teatro di una straordinaria operazione di difesa strategica: l’inondazione artificiale di oltre 45.000 ettari di territorio agricolo per arrestare l’avanzata dell’esercito austriaco verso Torino.

Dopo la dichiarazione di guerra dell’Austria al Piemonte nell’aprile 1859, l’esercito austriaco attraversò il Ticino con l’obiettivo di raggiungere rapidamente la capitale prima dell’arrivo delle truppe francesi alleate. In una situazione di grave inferiorità numerica, il Governo piemontese decise di ricorrere a un mezzo tanto audace quanto efficace: utilizzare il sistema irriguo del Vercellese come strumento di difesa.

Il sistema irriguo
come strumento di difesa

img_carlo_noe

Sotto la direzione dell’ingegnere Carlo Noè, e su impulso di Camillo Benso di Cavour e del ministro della Guerra Alfonso La Marmora, venne attuato un vasto piano di allagamento sfruttando le acque dei canali derivati dalla Dora Baltea (Naviglio d’Ivrea, Canale di Cigliano, Canale del Rotto e Depretis). In pochi giorni, mediante decine di sbarramenti, la chiusura delle chiuse irrigue e il taglio delle strade, l’intero territorio compreso tra Dora Baltea e Sesia fu trasformato in una barriera naturale invalicabile.

img_piano_inondazioni

L’operazione, condotta tra il 25 e il 29 aprile 1859, sommerse campagne, fossi e vie di comunicazione, rallentando drasticamente i movimenti dell’esercito austriaco. Le piogge intense di quei giorni contribuirono ad amplificare l’efficacia dell’allagamento. Di fronte a questo ostacolo imprevisto, l’armata del maresciallo Giulay fu costretta a rinunciare alla marcia su Torino e a ripiegare oltre il Sesia.

L’episodio fu riconosciuto come decisivo anche dallo stesso Cavour, che in Parlamento paragonò l’inondazione del Vercellese all’incendio di Mosca del 1812, sottolineandone il valore strategico per la salvezza della capitale. Fondamentale fu anche la collaborazione delle popolazioni locali e dell’Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia, che misero a disposizione personale, mezzi e competenze con grande spirito di sacrificio e senso civico.

Nonostante i disagi temporanei, l’inondazione non provocò perdite significative di raccolto: anzi, il 1859 risultò un anno di produzione risicola particolarmente abbondante. Per l’abnegazione dimostrata, la città di Vercelli venne insignita della Medaglia d’Oro.

L’inondazione del 1859 rimane uno degli esempi più emblematici del legame tra gestione delle acque, ingegneria idraulica e storia nazionale: un caso unico in cui il paesaggio agricolo divenne strumento decisivo di difesa e di costruzione dell’Unità d’Italia.